mercoledì 15 dicembre 2010

Rapunzel - recensione

Ricci come cespugli, mossi come onde di mare o dritti come autostrade, i capelli - si sa - sono importanti. Lunghi sulle spalle a incorniciare il volto o “scolpiti” con il gel a sfidare la forza di gravità, svelano caratteristiche della personalità e ne mettono in luce lampi d’estro e di fantasia.
La dolce Giulietta, pazza d’amore, li raccoglieva in lunghe trecce che lanciava - come funi - all’intrepido Romeo per aiutarlo a raggiungere il balcone su cui si affacciava la sua stanza. Il muscoloso Sansone nascondeva nella lunga chioma il segreto della forza che - senza armatura e senza armi - gli permetteva di mettere ko leoni affamati e di annientare schiere di Filistei pronti a catturarlo.
rapunzel
Ma l’elasticità dei capelli di Giulietta e il vigore della chioma di Sansone rischiano di svanire come neve al sole se paragonati alla capigliatura della principessa Rapunzel, la protagonista della pellicola a disegni animati L’intreccio della torre che la Disney - con la complicità dei registi Byron Howard e Nathan Greno - ha deposto sotto l’albero di Natale.

Se il castello diventa prigione

Dal giorno in cui è nata, la principessaRapunzel non ha mai messo il naso fuori di casa. Da diciotto anni trascorre le giornate rinchiusa in una torre in compagnia del camaleonte Pascale di Madre Gothel, la strega che la rapì quand’era in fasce.
Isolata nella sua torre - affacciata su boschi verdissimi e cieli limpidi - Rapunzel pettina la sua chioma color miele, lunga oltre venti metri e dotata di poteri speciali, e immagina di varcarne la soglia per esplorare il mondo.
rapunzelUn giorno - per caso - il destino le offre l’occasione di realizzare il suo sogno. Il giovane Flynn Rider - il bandito più affascinante e ricercato del regno - è in fuga dopo l’ennesimo furto. Braccato dagli inseguitori, irrompe nella torre di Rapunzel in cerca di riparo.
L’incontro con la padrona di casa non è dei più cordiali. Anche se abituata a vivere sola, Rapunzel non è né timida né sprovveduta e non perde occasione per farlo sapere a Flynn. «Se vuoi che ti salvi dalle grinfie di chi ti dà la caccia - gli dice senza troppi complimenti - devi aiutarmi a uscire da questa prigione».
Senza troppa convinzione, Flynn glielo promette. Scampato il pericolo - però - vorrebbedarsela a gambe. Ma Rapunzel e il fido Pascal lo tengono d’occhio. E al povero Flynn non resta che mettere in moto i neuroni per architettare una via di fuga.

140.000 ciocche

Ancor prima di approdare nelle sale cinematografiche Rapunzel - L’intreccio della torre è destinato a entrare nella leggenda. Si tratta - infatti - del cinquantesimo lungometraggio a cartoni animati firmato Disney.
Adrenalinico come un giro sull’ottovolante e girato in 3D, cattura ed entusiasma con raffiche d’azione, di inseguimenti e di fughe in bilico tra terra e cielo. «Abbiamo arruolato un esercito di maghi del computer e degli effetti speciali per dar vita a una miriade di ambienti e personaggi e curarne ogni minimo dettaglio», confida il regista Byron Howard.
La torre in cui è segregata Rapunzel - per esempio - è ispirata ai tradizionali Bed & Breakfastin legno e pietra che si possono ammirare nel sud della Francia. «Abbiamo immaginato la torre come un luogo gradevole e ospitale - spiega Howard - perché se fosse stata tetra e opprimente Rapunzel non avrebbe sopportato di viverci per diciotto anni. La stanza di Rapunzel, inoltre, è adorna di rapunzelmurales realizzati dalla principessa per dar sfogo alla creatività e alle emozioni».
Gran parte degli effetti visivi sono stati riservati all’incredibile capigliatura della protagonista, trattata con la medesima attenzione riservata ai singoli personaggi. «I magici capelli di Rapunzel, che contengono il segreto dell’eterna giovinezza - aggiunge Howard - sembrano sottolineare in ogni istante il suo desiderio di libertà e di indipendenza. Per dare movimento e tenere a bada le oltre 140.000 ciocche che compongono la sua lunghissima chioma i tecnici hanno dovuto inventare un apposito software».

Tra lacrime e risate

L’asso nella manica di Rapunzel - insieme all’originalità della storia - è la forza dei sentimenti che la animano. «La pellicola - sottolinea il regista Nathan Greno - racconta l’incontro tra due persone che all’inizio non sanno bene chi sono e che cosa vogliono e, fotogramma dopo fotogramma, scoprono il proprio destino e si aiutano reciprocamente a trovare ciò che vanno cercando».
Rapunzel ignora ciò che la aspetta una volta fuggita dalla torre ma non esita ad abbandonarla per lanciarsi a capofitto verso il futuro; Flynn è un ladro egoista e approfittatore ma riesce a mettere da parte i propri interessi e a dimostrarsi generoso.
Intorno a loro ruota una serie di personaggi destinati a imprimersi nella memoria, come l’agitatissima Madre Gothel, la strega che ha segregato Rapunzel nella torre per beneficiare del potere dei suoi capelli e ottenere l’eterna giovinezza, e l’imprevedibile camaleonte Pascal, “braccio destro” di Rapunzel, saggio, astuto e dotato di un’invidiabile dose di ironia.
«Il segreto del successo delle pellicole Disney - conclude Greno - è facile da spiegare e difficile da realizzare: a ogni risata deve corrispondere una lacrima. Come chef di un ristorante extralusso Byron ed io abbiamo mescolato gli ingredienti a nostra disposizione per cucinare un piatto da leccarsi i baffi. Immagino già le risa degli spettatori quando Rapunzel mette koFlynn a padellate o i loro occhi inumidirsi di lacrime quando, dopo anni di prigionia, i piedi di Rapunzel sfiorano, per la prima volta, l’erba di un prato».
Che Howard e Greno abbiano realizzato il cartoon perfetto? Se così fosse, tanto di… “capello”. 

Articolo tratto da Mondoerre.it

10 segni inequivocabili che la tua scuola ha problemi economici

Gite e corsi integrativi che saltano, pulizie a giorni alterni, aule tinteggiate dai genitori: l’unica cosa che si studia nelle scuole, ormai, è come ridurre le spese. Vittima di scelte che fanno rimpiangere quelle di Lippi, sono in tanti a pensare che in Italia la pubblica istruzione sia arrivata alla canna del gas: e ci sarebbe da temere il peggio, se non fosse che il gas, per le casse scolastiche, è decisamente troppo caro. E così, a forza di tagliare risorse e con la famiglia in piena crisi strutturale, l’unica agenzia educativa efficace resta la tv. Dove la pupa, lo sappiamo tutti, vale molto più del secchione. Non lamentiamoci, poi, se le uniche promozioni che contano, nel nostro paese, sono quelle dei grandi magazzini.
Per chi era concentrato sui libri e non se ne fosse ancora accorto, ecco dieci segni inequivocabili che la scuola ha problemi finanziari:
• La maestra è costretta a pagare di tasca propria il nastro adesivo, fondamentale per chiudere la bocca agli alunni.
• Guadagnare crediti scolastici è facile: basta scrivere il nome della scuola nella riga del cinque per mille.
• Il dirigente scolastico si impegna ad individuare appositi spazi in nei quali, durante l’intervallo, gli studenti possano giocare in borsa.
• Il corso di giornalismo viene confermato: ma al posto di quello che scrive sull’Espresso, arriva un tizio che al massimo, se le batterie del portatile non lo tradiscono, può scrivere sull’intercity delle 8.
• Tentato dai diritti televisivi, il consiglio d’istituto propone di trasformare la scuola in un reality show in cui le bocciature vengono decise dal televoto.
• Incontrate il preside al supermarket: stava acquistando una fetta di formaggio con i buchi di bilancio.
• In ottemperanza della sentenza della corte europea il crocifisso viene rimosso dalle aule: al suo posto, una bella foto di Tremonti.
• Se ti becca a messaggiare durante la lezione, il prof è autorizzato a confiscarti il cellulare. E a venderlo su e-bay.
È possibile scommettere sul risultato dell’interrogazione o del compito in classe dei compagni. Per le quote, contattare il docente.
• Gli studenti più brillanti, quelli che hanno dei numeri, sono pregati di comunicarli alla segreteria, affinché possa giocarli al superenalotto.

 Articolo tratto da Dimensioni Nuove

Codici ELS nella Bibbia

Siamo nel XIII secolo quando il rabbino Bachya ben Asher fece pubblicare un libro nel quale spiegava come estraendo lettere ad intervalli regolari nella Torah  si riuscivano a comporre frasi di senso compiuto. Il metodo utilizzato e inventato da questo rabbino oggi viene indicato con l’acronimo ELS (Equidistant Letter Sequences). Nonostante siano trascorsi parecchi secoli l’interesse per questo argomento si è mantenuto acceso come testimoniato sia dalle recenti ricerche  che dalle nuove pubblicazioni: studi sull’Els sono stati resi famosi dal libro “The Bible Code” redatto da Michael Drosnin e Eliyahu Rips.
Molto probabilmente ad attrarre così tanto gli studiosi è il fatto che con questa tecnica possano essere estrapolate parecchie informazioni circa eventi politici e sociali che hanno cambiato il corso dell’umanità: secondo i sostenitori dell’autenticità dei codici, infatti, nella Bibbia potrebbero esserci chiari riferimenti alla vicenda delle Torri Gemelle, dell’elezione di Bush, dell’esplosione di una bomba nel Federal Building ad Oklahoma City. Dunque secondo loro, la Bibbia è anche l’unico testo nel quale sono presenti rimandi a tutti gli eventi della storia passata, presente o futura. Per quanto queste osservazioni possano sembrare bizzarre, si è speso molto nelle ricerche.
Dopo gli studi del primo Rabbino, altri tentativi sono stati condotti da suoi successori ma con scarsi e inefficienti risultati. Passi in avanti sono invece riconducibili all’attività di un altro rabbino Michael Ber Weissmandl risalente al 1957. Ma ciò che, invece, ha creato maggiore entusiasmo è l’esperimento condotto da uno dei due autori del libro citato: Eliyahu Rips. Quest’ultimo infatti ricercò nella Torah nomi, date e luoghi di nascita dei maggiori rabbini della storia ebraica e ottenne informazioni molto dettagliate per ognuno di loro, verificando che coincidessero con quelle tramandate tradizionalmente; si aggiunse inoltre che la probabilità che si trattasse solo di un caso si aggirasse intorno a una su più di settecento milioni. Quando questa notizia arrivò alle orecchie di Harold Guns, uno dei più grandi matematici, collaboratore al Pentagono, decise di  adoperarsi per dimostrare l’inattendibilità di questi dati, ma continuando l’esperimento confermò quanto già steso dagli studiosi ed aggiunse inoltre altre informazioni sui rabbini prima trascurate. Oggi Guns è uno dei maggiori sostenitori di queste sensazionali scoperte, che a suo dire confermano l’autenticità divina della Bibbia. Chiaramente non mancano critiche da parte degli scettici, essi infatti portano delle contro-dimostrazioni sorprendenti almeno quanto lo sono quelle dei sostenitori… Un critica, abbastanza significativa, fa riferimento alla pronuncia flessibile dei nomi ebraici e alla sostituzione da parte di Rips di lettere ebraiche antiche con quelle moderne.
L’altra confutazione d’ambito statistico-probabilistico ci dice che, quantunque sia molto improbabile trovare parole ad incastro in stretta vicinanza fra loro, è anche molto semplice riuscire ad identificarle, se si decide di  partire da un punto qualsiasi di un lunghissimo testo, peraltro scegliendo arbitrariamente l’intervallo spaziatore tra le lettere. Si riportano importanti esempi: durante una trasmissione televisiva americane un certo John Safran ricavò, seguendo il metodo ELS, rimandi all’attentato delle Twin Towers nei test delle canzoni di Vanilla Ice, un rapper statunitense.
Addirittura la confutazione più grande delle teorie ELS legate alla Bibbia è arrivata quando si sono ricercati dati relativi all’assassinio di Yitzhak Rabin, politico israeliano, sia nel Deuteronomio che in Moby Dick. Il risultato fu che in Deuteronomio compaiono le seguenti parole: Ytzha Rabin (nome e cognome della vittima) e Amir (cognome dell'assassino), mentre in Moby Dick: Rabin (nome della vittima), Amir (cognome dell’assassino), Igal (il suo nome), Ilan (l’università che frequentava), Eyal (il gruppo estremista di cui faceva parte), Oslo (i trattati di Oslo furono il movente dell’omicidio).
A questo punto pare evidente che i codici ELS -  per i quali si sono potute apprezzare le precise informazioni fornite riguardo a eventi lontani nel tempo -  possano essere applicati a qualunque testo che sia abbastanza esteso. Le critiche però vengono anche dal mondo ebraico e cristiano, il quale non riesce a comprendere  perché debbano essere tenute nascoste informazioni del genere in un testo Sacro. Gli obiettori rispondono invece di aver trovato riferimenti espliciti alla presenza dei codici in Daniele 12:4: “Tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro sino al tempo della fine. Molti lo studieranno con cura e la conoscenza aumenterà” e ancora in Daniele 12:9: “Va' Daniele; perché queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine”.  L’attenzione tuttavia non si spegne, oggi sono acquistabili nella rete vari software che provvedono a svolgere le ricerche delle parole inserite dell’utente per un’autonoma analisi, basta digitare in un motore di ricerca “Bible code software”.


Articolo tratto da Cogitoetvolo.it

lunedì 13 dicembre 2010

Gesù, racconto di una vita

Nuova stella
Gesù nasce oltre duemila anni fa, a Betlemme, in Palestina. Giuseppe, si reca in questa cittadina insieme alla sua sposa Maria, in stato interessante, per il censimento ordinato dai romani. Trovano riparo per la notte in una stalla, in cui Maria dà alla luce suo figlio. Lontano di là, tre magi vedono una nuova stella brillare in cielo. È un segno: è appena nato un nuovo re. Quella stella li conduce da Gesù. Secondo i Vangeli di Matteo e di Luca, quella notte si verificano altri avvenimenti sorprendenti (sogni, apparizione di angeli).


L’infanzia
Abbiamo però a disposizione pochi dati sull’infanzia di Gesù. Cresce a Nazaret, un villaggio della Galilea. Frequenta la scuola della sinagoga, dove studia la storia e la religione della sua gente, il popolo ebraico. Giuseppe gli insegna un mestiere. Secondo il Vangelo di Luca, la vocazione di Gesù comincia molto presto. A 12 anni, nel tempio di Gerusalemme interroga a lungo i maestri della Legge, che hanno il compito di insegnare la Bibbia.


Gesù, il Messia
Quando ha circa 30 anni, Gesù lascia Nazaret per raggiungere Giovanni Battista nel deserto di Gerico, nei pressi del fiume Giordano. Giovanni Battista è un profeta: annuncia che il Messia atteso dagli ebrei arriverà presto e battezza invitando al pentimento e alla conversione. Quando Gesù gli chiede di battezzarlo, Giovanni Battista lo designa come Messia.


In che anno è nato Gesù?
Nel VI secolo, alcuni storici vollero datare la storia universale a partire dalla nascita di Gesù. Commisero però un errore, dell’entità di alcuni anni. In realtà, Gesù è nato intorno al 6 avanti Cristo.


La Bella Notizia
Gesù percorre allora la Galilea per annunciare una “Bella Notizia”: il Regno di Dio è vicino. Invita ad amare Dio e il prossimo, a rifiutare la violenza e l’odio, a perdonare, ad accogliere i più poveri, a non giudicare e a non condannare. Per far comprendere meglio il suo messaggio, Gesù racconta parabole. Non vuole stravolgere la religione ebraica, ma portarla al suo compimento.
I suoi discepoli
Le parole e gli atti di Gesù attirano le folle. Gesù compie miracoli e difende gli esclusi: i poveri, gli ammalati, i portatori di handicap e gli stranieri. Le persone che lo seguono, i suoi discepoli, cercano di mettere in pratica le sue parole. Tra loro, Gesù sceglie dodici uomini che lasciano le loro famiglie per seguirlo. Diventeranno i suoi apostoli, i testimoni della sua vita.


La condivisione del pane
Vi sono però anche persone che diventano nemiche di Gesù, perché Egli sconvolge le opinioni e le abitudini consolidate. Alcuni capi religiosi ebrei vogliono cacciarlo, perché temono di perdere il loro potere. Tuttavia, Gesù decide di raggiungere Gerusalemme, la capitale della Giudea, per la festa ebraica della Pasqua. È acclamato dalla folla. Riunisce i suoi discepoli per celebrare la Pasqua. Durante quella cena, compie un gesto nuovo. Prende del pane e dice che quello è il suo corpo, poi prende del vino e afferma che quello è il suo sangue.


La Passione
Gesù e i suoi apostoli trascorrono la notte nell’orto degli ulivi, dove pregano. Gesù è tradito dall’apostolo Giuda e viene arrestato. Il consiglio dei sommi sacerdoti lo accusa di aver bestemmiato (cioè di aver rivolto parole ingiuriose a Dio) e lo consegna a Ponzio Pilato, il governatore romano, perché lo condanni a morte. Pilato ordina la sua crocifissione, temendo che i capi religiosi provochino una sommossa. Gesù è frustato, gli viene posta sul capo una corona di spine ed è inchiodato su una croce, che viene innalzata accanto a quelle di due malfattori. Il corpo di Gesù è poi sepolto in una tomba scavata in una roccia.


La Risurrezione
Il terzo giorno dopo la morte, alcune donne trovano la tomba di Gesù vuota. Gesù appare più volte ai suoi discepoli, i quali allora credono a ciò che il Maestro aveva annunciato loro prima di morire: Dio lo ha fatto risorgere. Per loro, Gesù è il Messia. Quaranta giorni dopo Pasqua, Gesù scompare definitivamente alla loro vista per raggiungere suo Padre. Promette però agli apostoli che sarà sempre presente in loro attraverso lo Spirito Santo che manderà.


Gesù è veramente esistito?
Sì. Gli storici dell’epoca dell’impero romano menzionano, sia pur brevemente, la sua esistenza. Negli Annali, scritti nel 115 d.C., lo storico Tacito riferisce che Nerone accusò i cristiani di essere stati responsabili dell’incendio di Roma, che invece aveva provocato lui stesso: «Questo nome deriva da Christus, che, sotto il regno di Tiberio, fu condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato…». Un altro storico, Svetonio (120 d.C.) nella sua Vita dei dodici Cesari scrive che l’imperatore Claudio verso il 50 «cacciò da Roma gli ebrei che non cessavano di agitarsi su istigazione di Cresto (Cristo)». Infine, Giuseppe Flavio nelle sue Antichità giudaiche, nel 93, fa riferimento al martirio di Giacomo, responsabile della prima comunità cristiana a Gerusalemme e “fratello di Gesù, soprannominato Cristo”. Le fonti principali sono però di origine cristiana e storicamente affidabili: le lettere di san Paolo e i Vangeli.


Ma chi è Gesù?
Nei Vangeli sono usati molti nomi per designare Gesù. E lui che cosa ha detto di se stesso? Ha più volti?
Nei Vangeli dell’infanzia, Luca racconta che l’angelo Gabriele è mandato da Dio da una giovane della Galilea di nome Maria ad annunciarle che avrà un figlio: «Gli metterai nome Gesù. Egli sarà grande e Dio, l'Onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre» (Lc 1,31-32).


Figlio dell’Altissimo, figlio di Davide
L’angelo annuncia a Maria un avvenimento straordinario: suo figlio sarà Figlio di Dio e figlio del re Davide, che regnò in Israele mille anni prima. Si tratta di un simbolo. Il popolo ebreo, e dunque Maria, ricorda infatti che era stata fatta una promessa a Davide: uno dei suoi figli avrebbe regnato per sempre (2 Sam 7,1-17) e avrebbe instaurato un regno di giustizia, di pace e d’amore. Tuttavia, nessun figlio del grande re era stato all’altezza di questa missione… E gli ebrei speravano nella realizzazione di questa promessa: che arrivasse il Messia, cioè colui che ha ricevuto “l’unzione” per essere re, come Davide, che aveva ricevuto l’unzione con olio del profeta Samuele ed era stato consacrato da Dio (1 Sam 16,13).


Emanuele, o «Dio con noi»
L’evangelista Matteo cita questo versetto del profeta Isaia (7,14) tratto dalla Bibbia tradotta in greco: «Ecco, la vergine sarà incinta, partorirà un figlio ed egli sarà chiamato Emanuele. Questo nome significa: "Dio è con noi"» (Mt 1,23). Emanuele è un altro nome usato per designare il Messia.


Messia e Cristo sono sinonimi
La parola “messia” è la traslitterazione del termine ebraico mashiach, che significa “consacrato, unto” e che designava il re di Israele come colui che era consacrato da Dio per condurre il popolo. In greco, il termine corrispondente è cristo. Cristo, dunque, non è il cognome di Gesù, ma è un titolo: Gesù è colui che ha ricevuto l’unzione; è il Messia, l’”Unto del Signore”, colui che, per i cristiani, guida l’umanità verso Dio.


Figlio dell’uomo
Nei tre Vangeli sinottici, Gesù definisce se stesso come “Figlio dell’Uomo”. Questa espressione rimanda a una figura di cui parla il profeta Daniele nell’Antico Testamento (Dn 7,13) e che deve venire alla fine dei tempi, per stabilire “un regno eterno”: così, “il suo regno non sarà distrutto”. Ma Gesù aggiunge questa precisazione: «Il Figlio dell'uomo dovrà soffrire molto. È necessario. Gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e i maestri della legge lo rifiuteranno. Egli sarà ucciso, ma dopo tre giorni risorgerà» (Mc 8,31). Per i suoi amici, queste parole sono terribilmente difficili da comprendere. Cristo, o il Messia, non è un re pieno di gloria? Non ha nulla a che vedere con un condannato a morte! E nei brani successivi si scopre che i suoi amici non hanno sempre compreso chi è veramente… Nel Vangelo di san Marco, occorre attendere che Gesù sia sulla croce, perché il centurione romano che si trova accanto a lui dica: «Quest'uomo era davvero Figlio di Dio!» (Mc 15,39). Nel condannato che è appena spirato, il centurione ha visto un amore, un dono di sé tali che ne è sconvolto: nel crocifisso ha visto Dio.


Gesù, un semplice maestro di saggezza?
Molti hanno considerato Gesù come un profeta, cioè una persona che, secondo l’Antico Testamento, trasmetteva agli uomini la volontà di Dio. Di fatto, Gesù era un profeta… ma non solo. Era anche Figlio di Dio. È difficile da credere? I primi testimoni di duemila anni fa ci hanno trasmesso questo messaggio: Gesù si è donato per noi con un immenso amore ed è risorto tre giorni dopo la sua morte. Dopo, è apparso più volte ai suoi discepoli fino al momento in cui è tornato al Padre e li ha inviati a proclamare la Bella Notizia a tutti i popoli (Mt 28,18-20). Così, a poco a poco, nei Vangeli e degli Atti degli Apostoli scopriamo che Gesù aveva una dimensione molto più ampia di quella di un uomo: era Dio.


Gesù, chi sei per me?
È la domanda che prima o poi ogni cristiano si pone e non cesserà mai di porsi. Dai Vangeli, sappiamo che Gesù ha scelto i suoi discepoli e li ha mandati a proclamare la sua Bella Notizia piena di speranza per l’umanità. Sappiamo anche che la storia non è finita, poiché Egli è risorto. Duemila anni dopo, continua a chiamarci. Evidentemente, non tutti hanno la vocazione di diventare uomini e donne di Chiesa, ma tutti siamo chiamati a dare un senso alla nostra vita e a essere felici. Come? Cercando di frequentare Gesù come un amico: leggendo i Vangeli e aprendo il nostro cuore a Lui, nella preghiera. Così ognuno scoprirà chi è Gesù per lui.


Dio si è fatto uomo
Perché Dio è diventato uno di noi? Per mostrarci che ci ama. Gesù è dunque la nuova alleanza, o il legame, il ponte tra Dio e l’uomo. I quattro Vangeli affermano che Dio è diventato uomo, che è vissuto come noi, tra noi, che ha sperimentato la sofferenza, è morto e risorto. Ma perché? Per ristabilire la comunicazione tra l’uomo e Dio, per salvarci dal peccato o da tutto ciò che ci impedisce di amare e di essere liberi.


Perché credere in Gesù?
La fede non ha nulla a che vedere con i nostri concetti utilitaristici. Tuttavia, Gesù ci invita ad “accumulare ricchezze in cielo”, perché “dove sono le tue ricchezze, là c’è anche il tuo cuore” (Mt 6,19-21). Il tesoro qui è costituito dall’amore che proviene dalle profondità di se stessi, cioè dal cuore. Credere che Gesù ci ami è una promessa di felicità per oggi. Basta aprirgli il proprio cuore per affidargli gioie e dolori, come a un amico. Ci possiamo anche domandare: «A che cosa serve avere un amico morto?». Ma il fatto che Gesù sia risorto significa che è sempre con noi, anche se non lo vediamo.


Più forte della morte
I Vangeli di Matteo e di Luca presentano Gesù fin dall’inizio come Figlio di Dio, poi raccontano la sua vita (Mt 1,23; Lc 1,32). Il Vangelo di Marco invita a scoprire, a poco a poco, che quest’uomo è veramente il Figlio di Dio. Tre giorni dopo la morte di Gesù, i discepoli si recano al sepolcro e lo trovano aperto e vuoto: il corpo di Gesù è scomparso. Giovanni insegna che i discepoli non vedono nulla, tuttavia credono (Gv 20,2-9). Questa è la Bella Notizia: in Gesù, la morte è vinta. Ogni giorno della nostra vita, Dio ci chiama a vivere di questa speranza: l’amore è più forte della morte.


Articolo tratto da Dimensioni nuove

venerdì 10 dicembre 2010

L'isola che sarà!

SOS Pianeta Terra: nel 2050 l’umanità avrà consumato tutte le risorse necessarie per vivere.
Il petrolio è la principale fonte di rifornimento: il livello dei “serbatoi” si sta paurosamente abbassando. Nonostante la Sicilia sia la terza regione d’Italia produttrice ha royalties minime. Intanto le aziende si tuffano su fonti alternative: acqua, vento, sole e biomasse. L’acqua è una fonte di energia fin dall’antichità: oggi per rimediare alla crisi petrolifera è tornata di moda. Se Eolo, il dio dei venti, potesse riscuotere i diritti d’autore sullo sfruttamento dell’aria, sarebbe il primo della lista dei Paperon de’ Paperoni mondiali. Il sole dà scacco matto al petrolio: l’energia solare è abbondante, gratuita, ben distribuita, non inquinante. Anche i rifiuti organici per la produzione di energia hanno la meglio sul petrolio.
Le fonti alternative in Sicilia, pur essendoci enormi potenzialità, sono ancora poco diffuse: le poche centrali eoliche sono sperimentali; ad Enna verrà attivata una centrale per produrre energia a bassi costi utilizzando le biomasse. Ad Adrano è stata costruita, finanziata da un progetto europeo, la Centrale Solare Eurelios che ancora oggi non è attiva. Negli anni ‘90 è stata costruita a Sortino una centrale idroelettrica per sostenere i massici consumi delle industrie di Priolo. A Noto deve essere costruita la più grande centrale solare fotovoltaica.
La  nostra regione, per incentivare le fonti rinnovabili, dà incentivi e contributi ad enti pubblici e privati per l’installazione di pannelli solari e celle fotovoltaiche. Tuttavia occorre sensibilizzare ancor di più la popolazione che ignara continua a grattare il fondo del barile. La nostra navicella azzurra è al verde, ma possiamo risolvere tutti i problemi ribellandoci alla dittatura del petrolio.
by PUELLA STULTA

mercoledì 8 dicembre 2010

La regina della nostra tavola

La crisi ci ha costretto ad alleggerire i carrelli della spesa, ma non ha incrinato il nostro amore per la pasta: siamo i maggiori divoratori di maccheroni e spaghetti. Ingrediente fondamentale della dieta mediterranea, la pasta è anche un’ambasciatrice del made in Italy nel mondo.
La pasta è un cibo universale, ricco di storia e di cultura, sempre più testimonial di una sana alimentazione, il cui consumo è in continua sviluppo grazie a valori nutrizionali riconosciuti nel mondo.
La pasta è l’alimento principe del modello alimentare mediterraneo e per questo motivo il suo consumo è stato oggetto di numerosi studi e di ripetute verifiche. Alla pasta può essere attribuito il primato delle comparse sul banco degli imputati: è stata, infatti, considerata responsabile di incontrollabili aumenti di peso, di favorire l’insorgenza di diabete ed è stata anche eliminata, se non addirittura vietata, nell’ambito di diete dimagranti o destinate a soggetti affetti da malattie del metabolismo.
Alla verifica scientifica dei fatti, è stata tuttavia sempre assolta, senza rinvii a giudizio, e per mantenersi in forma bisogna mangiare anche la pasta, purché nella giusta quantità.
Ecco 14 buone ragioni per mangiarla:
  1. I carboidrati sono alla base di ogni dieta equilibrata e salutare;
  2. L’apporto calorico della pasta è contenuto;
  3. La pasta è una preziosa alleata nei regimi “ipocalorici”;
  4. È facilmente digeribile e fornisce energia “pronta” per l’uso;
  5. Il suo basso indice glicemico favorisce il lento assorbimento del glucosio, riducendo il rischio di diabete;
  6. Aiuta a mantenere più basso il livello di trigliceridi presenti nel sangue;
  7. Con la serotonina aiuta a migliorare;
  8. Se mangiata regolarmente, nel contesto di una dieta mediterranea, aiuta a prevenire l’Alzheimer;
  9. È fonte di nutrimento completo;
  10. Alimento simbolo della dieta mediterranea, è sinonimo di salute e prevenzione;
  11. È fonte di fibre, che aiutano a prevenire alcune forme tumorali e disturbi cardiaci;
  12. La dieta mediterranea è la più varia;
  13. I piatti a base di pasta possono aiutare a mantenere il peso forma o a perdere peso;
  14. La pasta contribuisce alla crescita dei bambini.
La pasta oltre a essere un alfiere prestigioso del made in Italy, costituisce un effettivo “moltiplicatore” dell’export italiano per tutti i prodotti che la cultura gastronomica le associa: il pomodoro, l’olio di oliva, i formaggi italiani e quegli ingredienti che contribuiscono ad arricchire e accompagnare questo alimento, universalmente apprezzato. L’industria della pasta rappresenta per l’Italia un patrimonio d’eccellenza da tutelare e sostenere nell’interesse del Paese, di chi lavora e di tutti coloro che ne apprezzano le qualità alimentari.
by PUELLA STULTA